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Calzature nella preistoria (108000 a.C. - 6000 a.C.)

Non si può stabilire una precisione quando gli antichi abbiano cominciato ad indossare un qualunque tipo di calzatura per proteggere il piede durante le marce sui terreni accidentati e a tenerli caldi e/o asciutii in periodi di cattivo tempo. Queste scarpe primitive, si presume fossero consistenti in pelli non conciate assiucrate al piede da laccioli dello stesso materiale o in suoli di fibre vegetali intrecciate fermate al piede con lo stesso sistema, non hanno resistito al tempo e quindi essendo costruite da materiali organici, si sono decomposte senza lasicare traccia nei giacimenti archeologici. Non sappiamo se l uomo di Neanderthal abbiamo protetto i piedi con calzature. Si può pensare che utilizzassero le pelli degli animali uccisi per corpire il corpo dal freddo. C'erano degli attrezzi come i punteruoli di pietr utilizzati per forare le pelli, agli aghi  d'osso per cucirle, le lame in pietra per la scuoiatura ed i raschiatoi usati per rimuovere dalle pelli i residui di carne e grasso. Tutto ciò fa pensare che le pelli confezionassero anche protezioni per i piedi. Andando avanti nel tempo i nostri antenati sono diventati più sedentari e quindi impararono a addomesticare gli animali, a coltivare la terra e ciò può aver incentivato l'uso di pelli a scopo calzaturiero. Negli USA in un sito archeologo sono stati trovati dei sandali confezionata con corteccia di Sagebrush ovvero una pianta del genere Artemisia che risalgono al periodo dal 9000 al 7000 a.C.. In quello del Missouri sandali e mocassini fattti con fibre vegentali intrecciate e 2 con pelle del periodo che va dal 6000 a.C. al 1000. In Israele è stato trovato i resti di un uomo che cm corredo aveva  un paio di sandali in cuoio con la suola "forma di piede" dalla punta arrotondata e leggermente rialzata; la tomaia è costituita da una specie di contrafforte munito nella parte superiore di fessure nelle quali passavano delle strisce di cuoio che servivano ad asscurarlo alla caviglia e che partiva dai lati rialzati della punta. Sul ghiacciaio del Similàun, in Alto Adige, sono stati ritrovati i resti di una sorta di gambali con suola in pelle non conciata d'orso e tomaia costituita da strisce in pelle non conciata di capra con finiture in pelle di cervo rinforzate da cordicelle d'erba ritorta, i gambali erano imbottiti di fieno onde isolare meglio il piede dal freddo; la tomaia e suola erano tenute assieme da strisce di pelle non conciata.

Calzature degli Egizi (3500a.C. - 31 a.C.)

Gli Egizi conciavano le pelli trattandole con oli vegetali e grassi animali, venivano pulite con riaschiatoi dai residui di grasso e carne dopo di che erano tese su telai ed immerse in un bagno di materie grasse pre un certo periodo, poi venivano ritirate dal bagno, mentre erano quasi asciutte, venivano battute con mazzuoli di legno per far penetrare la concia nelle fibre della pellei che assumeva un aspetto scamosciato. Loro conoscevano anche la concia con prodotti tannici smebra esatto dai bacelli dell'acacia arabica. I popolani andavano scalzi mentre gli uomini di ricchi portavano calzature, quasi sempre fuori di casa; il clima egiziano rendeva necesario l'uso di scarpe aperte come i sandali e i popolani, per il probabile costo elevato, tenedevano a risparmiare e quando andavano in posti lontani li portavano in mano o appesi a un bastone e li calzavano all'arrivo. Le donne era raro che li portassero. I sandali egizi potevano avere las uola di legno, di cuoio, di papiro, di giunco o di foglie di palma intrecciate, rivestite di tela, che veniva assicurata al piede con il sistema dell' "infradito" nelq uale una striscia di pelle, fissata alla suola, passava tra l'alluce e le altre dita circondando il collo del piede, nelle epoche passate al 1300 a.C. cominciavano a essere portati modelli con la punta rialzata. Il materiale più utilizzato per il confezionamento era il papiro, sotto forma di fibre intrecciate, abbondante e quindi poco costoso e la loro modelleria non è cambiata molto. Ai sarcedoti era importo d'indossare solo sandali fatti con le fibre di questa pianta. In un museo di londra sono stati rinvenuti dei modelli di snadali  dove le suole erano in legno di cedro di un modelli molto attuale, la così detta "forma piede", con le strisce di pelle a infradito colorate con gesso bianco. Le calzature egizie erano prive di tacchi facevano eccezione quelle indossate dai macellai che li avevano onde evitare che chi le indossava si sporcasse i piedi con il sangue delle bestie uccise. Molti modelli di sandali avevano la suola rigida, in legno o metallo prezioso abbiamo notizia da papiri che trattano di medicina che gli Egiziani soffrivano spesso di mal di piedi.

Calzature dei popoli medio orientali (3500 a.C. - 1600 a.C.)

I Sumeri 

C'erano della attività artigianali tipo quelle relative alla concia delle pelli e alla fabbricazione di clazature. I metodi di concia più praticati erano la concia grassa con oli e la minerale con allume, ma si usava anche quella vegetale con tannino ed estratto dalle noci di galla e le pelli venivano colorate in nero, bianco e rosso. Dato il clima camminavano solitamente scalzi, solo all'apice della loro civilltà, statue e bassorilievi ci mostravano figure nel quale indossavano i sandali a partire dal 2600 a.C.

Gli ittiti

Conciavano le pelli con tannino estratto dalle noci di galla id cui il loro territorio era ricco, dato che vivevano in una regione montuosa; dovevano calzare scarpe robuste che erano di un modello caratteristico. Le divinità indossavano scarpe con la punta all'insù, molti studiosi hanno formulato una teoria ovvero che derivasse da un modello di scarpa da neve con la punta rialzata per camminare meglio. In un bassorilievo in un museo a Londra mostra un uomo che indossava una sorta di stivaletto con la punta curva all'insù.

Gli Assiri

Impararono dai Sumeri e dai Babilones molte conoscenze tecniche sulla concia dele pelli ed il trattamneto del cuoio e le affinarono facendo largo uso di questi materiali.

I Babilonesi

Ereditarono dai Sumeri cultura e conoscenze tecniche. Come quelli usavano soprattutto i sandali.

Gli Ebrei

Praticavano gli stessi sistemi di concia dei loro vicini e calzavano soprattutto sandali. Quelli femminili potevano essere decorati da riporti metallici e/o da conchiglie e si usava anch eincidere il nome della person amata sulla suola in modo che rimanesse impresso nel terreno soffice.

I Fenici

Non si conoscono i loro sistemi della concia ma si sa che scoprirono il metodo della tintura con la porpora praticabile anche su cuoio e pelli e usavano principalmente sandali.

Gli Sciti

Conciavano le pelli affumacandole, tecnica comune alle popolazioni dell'estremo oriente del nord America nel quale tribù asiatiche. Alcuni reperti di pelli e cuoio sono stati rinvenuto congelati come stivali in pelle morbida per cavalcare soprattuto di colore rosso abbinati a gambali di feltro.

I Turchi

In questa città i conciatori di pelli erano concentrati in periferia non solo perchè in questa zona erano situtati la maggior parte dei macelli della città, ma anche a causa del ftore che derivava dalle lavorazioni conciarie. Esistevano cuoi e pelli di diverso tipo: pellami con il pelo di bufalo che proveniva dalla Tartaria, altri di bufalo provenienti da Nicopoli o Costantinopoli cuoi provenienti dalla moldavia, pelli di mulo e zigrini. I fabbricanti di calzature erano organizzati in una corporazione che era molto controllata dagli organi statali. Gli abitanti di Istambul di solito calzavano delle babbucce che avevano il vantaggio di poter essere indossate senza chinarsi e senza doversi toccare i piedi perchè erano aperti nel tallone; avevano la punta incurvata all'insù ed il tacco era rinforzato con un ferretto a U per impedire la consumazione, erano cucite molto accuratamnete ed erano molto resistenti specie quelle fatte con cuoio del levante. Le babbucce destinate ai musulmani erano colorate in giallo ed era proibito agli infedeli di portarne di tale colore mentre cristiani ebrei ed altri le potevano avere in rosso, viola o nero. Venivano usate anche calze solate stivaletti stivali pedule in cuoio o in marocchino. Ke donne di buon ceto sociale usagvano le babbucce in casa o pantofoline in cuoio ricamato o zoccoli in legno e per uscire una specie di stivaletti.

 Le calzature degli antichi Greci (2000 a.C. - 146 a.C.)

Le uniche cose che sappiamo sui Greci sono sulla concia delle pelli e cuoi destinati a confezionarle e sul mestiere di calzolaio. Le pelli venivano conciate con allume e quelle trattate con questo erano molto apprezzate e quindi costose, con materie grasse quali il grasso di maiale e ola morchia d'olio ch ele rendevano assai morbide, con estratti tannici derivati da vegetali ricchi di questa sostanza come foglie di more, corteccia di alcune conifere, scorze di melograno, ghiande, radici e bacche di vite selvatica, frutti dell'acacia egiziana e corteccia di quercia. Alcuni prodotti conciavano solamente altri nello stesso tempo coloravano e rassodavano e sbiancavano. Molto spesso la concia era fatta da calzolai ma esistevano anche concerie per così dire industrilai ed il mestiere del conciatore era poco conosciuto. Alcune fonti letterarie dicono che i Cretesi portavano stivaletti di cuoio bianco o di camoscio alti fin sopra la caviglia, i guerrieri usavano stivaletti di cuoio rosso e che quelli di Micene calzavano sandali corredati da gambali in cuoio scuro. Le prime calzature ad essere usate furono costituite da una suola di cuoio di legno o di sparto assicurata al piede da corregge di pelle che si evolsero nei sandalia  quelli femminili erano di pellei più morbida poevano essere colorati per lo più in giallo ed avere alte suole di sughero. Le Embàdes erano stivaletti utilizzati da entrambi i sessi e avevano la tomaia chiusa, quelle si Sicione erano di colore bianco mentre quelle di laconiche erano rosse e quelli femminili potevano essere decorate da ricami in fili d'oro. Le calzature femminili potevano essere decorate da applicazioni in metallo e colorate anche con la porpora. Le Ninfides erano calzature bianche decorate indossate dalle spose. Esistevano anche una sorta di scarpa più pesante adatta ad uso militare o a chi dovesse percorrere terreni accidentati chiamata Koila upodémata con suola anche chiodata e parti di tomaia chericoprivano il tallone e i liti del piede e che erano tenute allacciate da corregge incrociate sul diors dello stesso. I cavalieri usavano stivali con lo sperone. I calzolai univano suole e tomaie con tendini animali e che seguivano una procedura standardizzata nell assemblaggio delle calzature.

Le calzature degli Etruschi (VII sec. a.C. - I sec. a.C.)

Le notizie che conosciamo sulle loro calzature ci giungono dalle pitture che decorano le tombe nelle necropoli prevalentemente toscane e laziali o da statue bronzee, fittili e in pietra della medesima provenienza. Ci sono calzature con le punte rialzate simili a quelle ittite.Venivano usati anche sandali come quelli indossati dai danzatori della tomba del triclinio o a quelli portati dal suonatore di flauto.

Le calzature degli antichi Romani (750 a.C. - 476 d.C.)

I Romani conciavano le pelli con l'allume, con materie grasse e con prodotti vegetali contenenti scorze di melograno importate dall'Africa. Le pelli potevano anche essere conservat eper lunghi periodi con il metodo della salatura appreso dai Galli e dai Germani. Le prime calzature usate dai Romani furono le Soleae, si trattava di primitivi calzari costituiti da suole di cuoio allacciate alla gamba con corregge di pelle, che, finirono per essere indossate solo in casa. I cittadini di rango elevato usavano i Calcei in abbinaento con la toga o l'abbigliamento militare consistevano in suole senza tacco di uno spessore di circa 5 mm; corredate da tomaie in pelle morbida che ricoprivano tutto il piede, dai lati di ogni suola partivano due larghe strisce che si incrociavano e venivano annodate sul dorso del piede mentre altre strisce più sottili potevano partire dal tallone, si avvolgevano sulla caviglia e vi venivano annodate le estrmità a volte decorate da fibbie d'avorio a mezzaluna. I Calcei portati dai senatori erano di colore nero, quelli con cariche più alte erano rossi e i calcei ripandi dalla punta rialzata probabilmente di derivazione etrusca. In occasione di cerimonie i patrizi indossavano i Mullei, si trattava di Calcei di colore rosso dalla suola molto spessa in modo da innalzare la statura di chi li calzava come testimoniano Plinio e Svetonio. Sia i Calcei che i Mullei erano scarpe coste, complicate, difficili da indossare e scomode. per la vita di tutti i giorni si portavano sandali con le suole fissate ai piedi con svariati sistemi basati su cinghie di pelle. I sandali femminili di appartenenza alle classei agiate potevano essere decorati da ricami, perle, pietre prezione e avere suole d'oro e d'argento. Le donne portavano anche calzari simili a scarpe basse attuali ma senza tacco. LA tomaia era simile a quella dei Perones, ma senza apertura affibbiabile, come quella di uno stivaletto moderno. Sul bordo superiore per aiutarsi a calzarle erano praticate davanti e rdietro due fessure a mezzaluna ed era fatta di cuoio molto spesso e quindi rigido, la punta era aperta onde evitare di ferire le dita con lo sfregamento. Per assicurare meglio queste scarpe al piede e per irrobustirle ulteriormente, la tomaia era attraversata da una serie di corregge ed era dotata di rinforzi, alleggeriti da fessture nel tallone. I lati della suola erano collegati da una striscia di pelle che passava sopra il dorso del piede; altre due strisce più strette univano la tomaia con la suola verso la punta ed erano tenute distanziate da una striscia trasversale posta all'altezza dell'apertura sulla punta stessa. Questa calzatura venne chiamata Caligola. Le Carbatinae in cuoio grezzo e con la tomaia ricavata da un unico pezzo di pelle erano anch'esse adatte alla marcia su terreni difficili e quinid usate soprattutto dai militari. Le Gallicae erano una variante delle Carbatinae proveniente dalla Gallia. Le Ocreae erano degli stivaletti alti al polpaccio allacciati sul davanti da stringhe incrociate. Gli schiavi e i proletari usavano zoccoli di legno detti Scilponeae e campagnoli gli Udones costituiti da suole rettangolari munite di lunghe cinghie di cuoio che le assciuravano ai polpacci protetti da pezze di lana e/o pelli d'ovino. Le scarpe romane potevano essere lucidate con la cera d'api ed avere vari colori, per il nero si usavano sali ferrosi e/o estratti tannici, il giallo si otteneva dallo zafferano, l'azzurro era ricavato dal guado, le scarpe di lusso erano colorate di rosso con la porpora o con l'Oricello che era meno costoso. Le tomaie erano cucite con filo di lino ed erano unite alle suole con strisce di cuoio tendini o budello ritorto. I Romani usavano togliersi le scarpe durante i banchetti ed anche prima di entrare nelle terme e ci è pervenuto un mosaico  che era situtato all'ingresso di una di esse.

        

Le calzature dei popoli indigenti del nord America

Gli Eschimesi

Ci sono due tipi di abitanti quelli dell'interno e quelli delle coste; quelli che abitavano sul distretto di Mackenzie in Canada conciavano le pelli con il metodo dell'affumicatura. Utilizzatavano stivali differenti per il periodo invernale ed estivo cuciti con tendini presi dalla schiena del caribù. Quelli per l'inverno avevano le suole fatte con la pelle della fronte del caribù con il pelo volto all'esterno in modo da offrire un certo contatto con la neve e il ghiaccio; mentre per la tomaia veniva usata la pelle del collo del maschio orlata di pelliccia. Gli stivali estivi dovevano essere impermeabili, erano cuciti a punti tanto fitti da essere quasi indistinguibili ad occhio nudo. Confezionavano anche delle babbucce in pelle di lepre o di cerbiatto.

Gli Indiani

Utilizzavano soprattutto una concia con grassi animali mescolati con corteccia di tiglio poverizzata e sfregati ripetutamente sulle pelli da trattare e le donne usavano masticare a lungo le pelli per renderle più morbide. Il mocassino era la loro calzatura tipica chiamato makisin usato da entrambi i sessi era confezionato con un unico pezzo di pelle di daino con il pelo volto all'interno senza suola e con una cucitura longitudinale sulla tomaia dalla punta all'apertura usata con aghi d'osso o con spine. A volte poteva essere fatto con due pezzi di pellei uniti da una striscia dello stesso materiale passante attraverso fori praticati sui due bordi di giunizione che serviva anche ad assicurarli alla caviglia e poteva essere decorato con aculei di porcospino, perline e riporti di pelliccia. Gli aculei di porcospino venivano colorati di diversi colori, messi uno vicino all'altro con cuciture e raffiguravano teste di bisonte, artigli d'orso e semplici motivi decorativi. Durante la stagione fredda gli uomini lo portavano abbinato a gambali di pelle di cervo e poteva anche avere una suola. Gli indiani delle regioni più calde del sud-ovest, usavano sandali di fibre vegetali intrecciate.

Le calzature degli Europei (500 - 1900)

I Longobardi

Lo storico longobardo Paolo Desiderio ci informa che usavano calzature aperte fin quasi all'alluce fissate al piede da lacci incrociati dette Hosis suelle quali, per cavalcare, infilavano delle uose in lana dette Tubrugos.

I Franchi

Carlo Magno calzava scarpe tempestate di gemme. Un modello di calzatura franca fu trovato nelle tombe di Bernardo, figlio di Pipino, re d'Italia; sono calzari alti al polpaccio con tomaia in cuoio rosso ornata da strisce di pelle e suola in legno e con apertura dal dorso alle dita del piede, tenuti aderenti con legacci. Carlo II il calvo indossava scarpe simili a pantafole allacciate fino alla caviglia e in questo periodo, arrivano di moda le calzature à la Poulaine, dette anche Pigaces con una punta che all'inizio era molto lunga come la metà del piede; dopo divenne talmente lunga da rendere difficoltoso camminare ed era imbottita con muschio, peli di animali o lana; e terminava a coda di pesce di serpente o a pungilgione di scorpione. Le Poulaines erano portate inizialmente solo dia nobili come scarpa da guerra e quando la lunghezza delle punte crebbe, furono emesse leggi che fissavano le misure per i nobili, borghesi e popolani. Il termine Poulaine vuol dire "(punte di) scarpe alla polacca" e ciò si spiega il fatto che l'uso di tali calzature si era esteso anche alla Polonia tanto che in Inghilterra e furono anche chiamate Crakows.

Gli Anglossassoni

L'esame di reperti archeologici ha dimostrato che queste popolazioni non facevano distinzioni tra maschi e femmine, ma quelle delle femmine potevano essere ornate da una striscaia ricamata dall'apertura alla punta. Le calzature erano confezionate cucendo assieme suola e tomaia sul rovescio di pelli o unendole con corregge e di oslito erano alte alla caviglia con la punta arrotondata senza tacco ed allacciate con cordicino o stringhe. non venivano usati chiodi e successivamente comparvero anche di dotate di una linguetta triangolare chiuse da una fibbia a barretta. Erano usati anche modelli di pantofole basse, sandali del tipo tardo romano, clazature di pelli non conciate ed altre fatte con un unico pezzo di pelle. Il sistema di costruzione sopra citato fu importato in Inghilterra dai Sassoni.

I Normanni

Si può affermare che usassero calzature simili a quelle degli Anglosassoni e dopo la conquista dell'Inghilterra, adottarono per poco tacchi arrotondati e punte aguzze mentre cominciava ad essere usato il metodo di giunzione di tomaia e suola a mezzo del guàrdolo probabilemtne importato in Europa dal nord dai Crociati. Lo sbarco in inghilterra, calzavano scarpe chiuse allacciate munite di speroni che in inverno erano foderate di pelliccia.

Venezia

In un opera del 928/987 si legge che il doge indoassava delle Zanghe, che a quel tempo dovevano consistere in una sorta di stivali attiv a riparare piede e gamba.

Calzature ecclesiastiche

I sacerdoti cattolici indossavano sandali chiusi con tomaia in cuoio che proteggebva il tallon e ela punta delle dita legati al piedei con corregge. In un suo editto Carlo magno impose agli ecclesiastici di indossare solo semplici sandali durante la celebrazione della messa.

 

Continuò la moda delle Poulaines che ebbero sempre punte più lunghe e queste al tallone alla punta misuravano 90cm quindi per non inciampare, le punte venivano assicurate alle gambe con legacci o catenelle.

Sec. XII

Regno Normanno di Sicilia

A Vienna sono conservati dei sandali appartenuti alla regina Costanza che hanno ricamato sulla tomaia una sirena. Nella stessa città è esposto un paio di calzari usati per le incoronazioni dei principi del Sacro Romano Impero; la tomaia è costruita in pelle e tessuto nei colori crema e rosso ed è decorata da riporti i pietre dure e canotiglia. Nei sarcofagi reali della cattedrale di Palermo sono stati rinvenuti alcuni esemplari di calzature; in quella di Enrico VI erano scarpe con tomaia in seta decorata da oro e perle e con suola in sughero rivestita di seta; mentre in quello di Federico II stivaletti con tomaia in seta recante i lricamo di una cerva e suola in sughero rivestita di seta.

Venezia

I Veneziani praticavano la concia vegetale con estratti dal sommacco e dal rovere, quella con allume di rocca e quella con materie grasse. I calzolai erano riuniti nella corporazione dei calzolai e ciabattini che comprendeva anche alcune categorie speciali di calzolai come quella dei Solarii che facevano solo suole per scarpe e calze solate; o quella dei Patitari che facevano zoccoli detti Patitos. I Patitos aveano tomaia in pelle di montone e suola alta ed erano usati in tutt'Italia, sia in campagna che in città, per non rovinare e sporcare le calze solate con il fango delle strade non lastricate. Le donne veneziane indossavano in questo periodo zoccoli detti Scocchi e Zanghe, ambedue i modelli potevano avere la suola in legno o in sughero, ma quelli con la suola in sughero, dovevano avere la tomaia in cordovano cioè in pelle di capra molto morbida conciata al tannino mentre quelli con la suola in legno potevano avere la tomaia in pelle di montone.

Calzature ecclesiastiche

In questo periodo il Papa calzava pantofole dette Sandalia, ci sono due esemplari, uno con tomaia in seta blu e l'altro con seta rossa dorata. Con i parametri liturgici si calzavano Udones e caligae con tomaie in lana, lino o seta di colore bianco. Ad un museo di Bruxelles è esposto un paio di sandali liturgici di manifattura italiana, provenienti dall'abbazia di Stavelot. Hanno la tomaia in cuoio rosso decorata da ricami in filo d'oro ed applicazioni in pelle dorata.

Sec. XIII

Firenze

In questa città la maggior parte delle attività di commercio, artiginato ecc erano organizzate da corporazioni che venivano chiamate ARTI divise in Arti maggiori, mediane e minori. I calzolai facevano parte di una delle 5 Arti mediane mentre i conciatori appartenevano ad una delle 9 Arti minori. Mentre molti commercianti ed artigiani del cuoio o della pelle esercitavano i loro mestieri in botteghe di legno, i conciatori dovevano essere allocati in zone più periferiche dati i cattivi odori derivanti metodi di concia. Infatti le pelli venivano lasciate a macerare per circa otto mesi con l'uso anche di orina di cavallo. All'inizio donne e uomini indossavano una specie di stivali in cuoio. Giudici e notai calzavano le Calze solate mentre in invenrno si indossavano anche Calzari in cuoio che potevano avere anche la suola in legno. i poveri in estate andavano scalzi e in inverno utilizzavano zoccoli che venivnao portati senza calze. Le donne indossavano calzature con tacchi e suole molto alti.

Regno di Napoli e Sicilia

Si usavano scarpe ciamate Calzari, Sandali Pianelle e Patitelle con suole di cuoio legno o sughero e tomaie in stoffa velluto o pelle dorata. Un'ordinanza emessa in questo periodo a Sciacca ci fa conoscere i prezzi delle sarpe quelle usate "dalli gentilomini et persuni onorati" costavano monete d'oro o argento di origine araba. Mentre le scarpe di "montuni femmininu" costavano solo monete d'argento o rame.

Inghilterra

Il cuoio si è conservato molto bene in un ambienete acido e consiste in frammenti di tomaie e suole di quattro modelli di calzature montati con la "tecnica a tomaia risvoltata", gli scarti di lavorazione di qualche calzolaio di quell'epoca, tra tomaia suola si interponeva una striscia di pelle che serviva a rendere stagna la cucitura. Le scarpe in oggetto erano alte alla caviglia, senza tacchi e le tomaie potevano essere costruite o con un unico pezzo di pelle o con due. Nel primo caso e due estremità della tomaia erano congiunte con una cucitura di testa laterale fatta con stringa di cuoio. Nel secondo caso con un pezzo di pelle si modellava la parte anteriore della tomaia e con l'altro quella posteriore che venivano unite con il sistema sopra citato, dei contrafforti venivano poi cuciti all'interno dei talloni. Durante il 1533 - 1603 uomini e donne dell'artistocrazia usavano pantofole con il tacco e l'altto clero pantofole con tomaia in broccato o velluto.

Italia

I ghiovani di Piacenza indossavano, d'estate e d'inverno con sotto scarpe con tomaia bianca talvolta con punte sottili lunghe tre once oltre il piede imbottite di crine onde evitare che si piegassero mentre i meno giovani che prima portavano tali modelli di calzature senza punta, ora le portavano con piccole punte "piene di peli". Di solito le scarpe femminili dei ceti facoltosi avevano la tomaia in pelle, in seta anche ricamata, in fili d'argento, in tessuto ed erano corredate da fibbie d'oro o d'argento. Durante le giornate di pioggia si portavano i Patitos, detti anche zoppelli, con tomaia decorata da rosette e suola bianca, gli uomini indossavano Calzari Borzacchini, sandali e Ciocie con tomaia di colore bianco, il più alla moda, ma anche rossa o gialla in pelle bovina o di montone decorata con impressioni a caldo oppure in tessuto.Le donne nel XVI usavano pantofole con tomaia in pelle molto sottile, raso o velluto magari dorata e ornata da pietre preziose perle canotiglia intagli e ricami, verso il 1550 le scarpe da uomo vennero ornate da intagli quelle indossate dal ceto nobiliare o dalla borghesia ricca avevano le tomaie in seta velluto o cordovano, mentre quelle indossate dal popolo avevano tomaie in vacchetta o pelle di pecora.

le signore nel XVII usarono scarpette a punta arrotondata con tomaia in pelle bianca o in seta velluto e tessuto con frammessi fili d'oro o d'argento decorate con ricami rosette di passamaneria e fibbie. Il nobile invece usò lo stivalone alto alla coscia con tacco alto e la tomaia ornata da intagli e pizzi e la punta biforcuta. Si usavano anche scarpe basse con tomaia in pelle o velluto ornate con rosette in tessuto del colore della calza e Borzacchini ovvero scarponcini. le scarpe di uso comunere erano nere, quelle bianche erano piu elegnati.

 

Le calzature dei Cinesi (3000 a.C. - 1900)

Il primo processo di concia usato fin dalla preistoria dai Cinesi sembra essere stato quello basato sull'affumicatura delle pelli che erano disposte su graticci sopra una fossa nella quela venivano bruciati vegetali che sviluppavano molto fumo. Le pelli erano poi tinte con colori vegetali più tardi fu adottata la concia grassa a base di oli di pesce. Verso il X sec. comparve la moda della fascitura dei piedi delle bambine, i Cinesi pensavano che le estremità atroffizzate dessero più grazia all'andatura, ma attribuivano anche al piede femminile così deformato una forte valenza sessuale. Tra i tre e gli otto anni le quattro dita più piccole dei piede delle bambine venivano ripiegate sootto la pianta e tenute in quella posizione da fasce di cotone o seta lunghe circa tre metri l'alluce era lasciato libero. I calzolai di chiamavano "Gli associati del filo doppio". Nella capitale si producevano diversi modelli di scarpe: calzature inc uoio chiamate scarpe oleate, sandali in legno o canapa, pantofole in satin. Anche i più poveri usavano le scarpe, compresi i contadivi che usavano calzature in pagnia confezionate dalle donne. I cavalieri mongoli usavano stivali in pelle di percora i cui tacchi servivano a tenere il piede ben fissato alle staffe. Le donne calzavano sui piedi deformati le "Scarpe loto", potevano avere la forma di stivaletti o di pantofole, erano finemente ricamate dalle stesse proprietarie con motivi a significato simbolico: le roselline erano simbolo della longevità, il bambù della buona fortuna, il narciso del rinnovamento, le peonie della primavera mentre il nero era riservato alle donne anziane.

Le calzature dei Giapponesi (660 a.C. - 1900)

In Giappone era praticata una concia con materie grasse mediante la quale veniva ottenuta una pelle molto morbida. I cuoi si ottenevano anche mettendo a bagno le pelli per parecchie settimane in acqua corrente e, dopo averle depilate e ripulite dei residui di carne, trattandole con sale e materie oleose, venivano esposte al sole e all'aria, lavate e nuovamente asciugate all'aperto. Quando uno dei nobili entrava in una casa di toglieva le calzature e ritraeva i piedi all'interno delle gambe dei larghi calzoni scivolando su di esse a passi strascicati. Calzavano specie di zoccoli a punta arrotondata di legno laccato di colore nero con l'interno imbottito che si portavano senza calze. I samurai portavano scarpe con tomaia in pelle d'orso e suole chiodate o stivaletti in cuoio e legno laccato. I militari di bassa classe sociale usavno gambali di robusto tessuto di canapa imbottito con suola triangolare in cuoio pianelle di paglia o camminavano a piedi nudi. Le nobili dame portavano sandali di paglia e se il tempo era cattivo zoccoli il legno. La gente comune vestiva molto semplicemente, normalmente stava a piedi nudi, ma se doveva percorrere a piedi lunghe distanze usava delle pianelle di paglia, abbinate a gambali in paglia o in stoffa.

Le calzature degli Africani (600 - 1900)

I cuoi ed i pellami impiegati dalle tribù africane per la fabbricazione di sandali erano ammorbiditi con sterco di vacca e conciati con estratti tannici estratti dalle fogli di magrovia.

I boeri

Usavano calzature a strisce di cuoio dette Riempieskoene.



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